La trappola della ruota del criceto

La trappola della ruota del criceto

La ruota del criceto ipnotizza. Gira, gira, gira. E tu con lei, illuso di essere nel fare, impegnato, operativo, magari anche indispensabile. 

Quando ti fermi un attimo, ti accorgi che non stai andando da nessuna parte. Il problema non è la velocità con cui ti muovi. È che stai correndo in tondo.

Lavoro con aziende diverse per dimensioni, fatturato e mercato. Da una parte, le riunioni iniziano bene, poi squilla il telefono e qualcuno deve correre a risolvere un problema. Dall'altra, le riunioni saltano con poche ore di preavviso, iniziano in ritardo, finiscono quando capita. L'urgenza del momento divora qualsiasi tentativo di pianificazione. 

Entrambe le aziende esprimono lo stesso desiderio: “Vogliamo cambiare, vogliamo costruire una cultura ispirata al purpose per prepararci al futuro.” E poi continuano a correre sulla ruota.

Un paradosso insostenibile. Parlare di purpose, visione, missione, valori e cultura aziendale, e continuare a fare esattamente le stesse cose di sempre, è pura masturbazione intellettuale. Corrisponde a dire “vorrei smettere di fumare” e accenderne un’altra. Zero coerenza, che finisce per costare molto caro, più di quanto si pensi.

La verità è che per costruire una cultura orientata al purpose devi smettere di fare quello che fai e iniziare a cambiare dalle cose più piccole. Non è questione di “aggiungere” un workshop sul purpose o di “inserire” una riunione sulla visione. 

La questione è: vogliamo smettere, sì o no, di accettare che le riunioni saltino come se fosse la norma, di rincorrere ogni emergenza, di dire “sì” a tutto? Vogliamo smettere di confondere urgenza con importanza, reattività con efficacia, movimento con progresso?

Rallentare, fermarsi per andare più veloci. È controintuitivo, sì, e allora? 

Imparare a dire “no” a cento cose significa difendere l’intenzione di cambiare. 

I bias cognitivi non aiutano di certo. “Se non rispondo subito al cliente, lo perdo.” “Mi hanno trattenuto al telefono per un progetto nuovo, se non rispondo perdiamo un’opportunità.” “Non possiamo permetterci il lusso di fermarci.” Sono tutte bugie per continuare a correre nella ruota.

La verità è che se non ti fermi ora, ti fermerai dopo. Per sfinimento, per burnout, o perché il mercato ti avrà sorpassato mentre eri troppo impegnato a sopravvivere. 

La differenza è che se ti fermi tu, scegli come e quando farlo. Se ti ferma qualcun altro subisci, non scegli più, ti devi adattare.

Costruire una cultura aziendale guidata dal purpose non è un hobby, è paragonabile ad un allenamento professionale, visto che siamo in tema di Giochi Olimpici Invernali.

Richiede disciplina, costanza, sacrificio. E soprattutto richiede di proteggere uno spazio. Per le aziende di ogni dimensione, come per gli atleti, è uguale.

La domanda d’obbligo non è “abbiamo tempo per lavorare sulla cultura?”, bensì “possiamo permetterci di NON farlo?" 

Perché il tempo che pensi di risparmiare correndo sulla ruota è il tempo che perdi per costruire qualcosa di duraturo. 

E quando la ruota si fermerà, come tutte le ruote prima o poi fanno, scoprirai di aver fatto quello che fanno tutti, mentre chi ha avuto il coraggio di fermarsi, non importa se piccolo o grande, avrà costruito un vantaggio incolmabile. E non sarà una sensazione piacevole.

L'etica del purpose per riparare un certo capitalismo

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